Il cinema si fa con le immagini, ma si costruisce con le parole giuste
C’è una scena che non si gira con la macchina da presa. È quella che avviene prima: nella sala di un pitch, in una riunione con i produttori, in un’aula piena di studenti. Oppure dopo: quando un film finisce e qualcuno deve spiegarlo, raccontarlo, presentarlo. Spesso quel “qualcuno” è proprio lui: il regista. Eppure, pochissimi giovani filmmaker iniziano il loro percorso pensando che dovranno parlare in pubblico. Che dovranno vendere un’idea, spiegare un’intenzione, dirigere un team attraverso le parole. E invece succede. Anzi, succede quasi sempre. Nel cinema contemporaneo, saper comunicare un progetto è parte integrante del lavoro del regista. Per questo Focus Movie Academy ha inserito Public Speaking come materia trasversale nei suoi corsi accademici e percorsi di laurea in filmmaking, convinta che un regista deve anche saper convincere, motivare, coinvolgere.
La regia è anche leadership
L’idea romantica del regista solitario, chiuso nel suo mondo creativo, non regge più.
Oggi, chi dirige un film è anche un punto di riferimento per tutta la troupe. Deve comunicare con gli attori, con i tecnici, con i produttori, con il pubblico. Deve trasformare un’intuizione in un discorso chiaro, credibile, appassionante. All’interno dei percorsi accademici di regia e filmmaking di Focus Movie Academy, Public Speaking è una materia strutturata: si lavora sulla voce, sulla costruzione del discorso, sull’improvvisazione, sulla gestione dell’emotività. Non si tratta di diventare “bravi oratori”.
Ma di:
- Saper presentare un’idea in modo chiaro e sintetico
- Adattare il proprio linguaggio al pubblico
- Usare il corpo e la voce con consapevolezza, evitando tic, esitazioni, rigidità
- Gestire l’ansia da esposizione, soprattutto quando si è sotto pressione
La parola chiave, in tutto questo, è credibilità. Un regista che sa spiegare la propria visione senza perdere il filo, senza perdersi nelle metafore, diventa credibile per chi dovrà finanziare, recitare, distribuire o raccontare quel film.
Tre contesti dove il Public Speaking fa la differenza
Vediamo più nel dettaglio tre situazioni ricorrenti dove questa competenza diventa fondamentale nel percorso di un regista in formazione:
1. Il pitch del progetto
Durante il secondo e terzo anno dei corsi accademici FMA, gli studenti filmmaker devono presentare pubblicamente i propri progetti prima di iniziare la produzione. È una simulazione reale: si lavora con storyboard, moodboard, concept e… parole. Un buon pitch deve catturare l’attenzione nei primi 30 secondi, raccontare trama, tono, target, visione; trasmettere entusiasmo ma anche padronanza Questo è un allenamento diretto a quello che succede anche fuori dall’accademia, ad esempio in festival come il Torino Short Film Market o i pitching lab dei grandi mercati audiovisivi. Chi non sa esprimere con chiarezza che film ha in testa, spesso non riesce neanche a realizzarlo.
2. La gestione del set
Un regista non deve urlare per farsi capire. Ma deve saper guidare una troupe, risolvere conflitti, motivare un team stanco. E farlo con le parole giuste. Anche (e soprattutto) nei momenti critici. Nei moduli pratici di FMA, soprattutto durante le sessioni di lavoro negli studios DNArt, gli studenti si ritrovano a dirigere scene con attori, tecnici, macchinisti. Il confronto è reale. E lì si capisce: se non sei chiaro, il set si ferma.
3. Le presentazioni ufficiali
Alla fine di ogni anno accademico, e in particolare alla conclusione dei corsi di laurea con diploma in filmmaking, gli studenti presentano i loro cortometraggi o progetti audiovisivi a una giuria di professionisti: agenti, registi, produttori. La scena si ripete in pubblico, quindi: platea piena, luci accese, microfono in mano, pochi minuti per spiegare tutto. A quel punto, parlare del proprio film con consapevolezza e autenticità fa la differenza. Non solo per ottenere feedback, ma anche per imparare a posizionare il proprio lavoro nel mondo reale.
La formazione FMA: parlare per fare
All’interno dell’offerta formativa di Focus Movie Academy – sia per i corsi accademici a Firenze e Milano, sia per i percorsi triennali universitari – Public Speaking è un corso integrato. Perché un filmmaker, oggi, deve anche essere un comunicatore, un leader, un presentatore del proprio lavoro.
E questo lo si impara facendo, all’interno di laboratori pratici, con docenti che provengono dal settore (registi, sceneggiatori, attori, coach). Molti studenti di regia partecipano anche a masterclass mirate, dove possono affinare la propria capacità di esposizione e allenarsi a “vendere” un’idea davanti a una platea esperta.
C’è un equivoco da sfatare: parlare bene in pubblico non significa essere brillanti o teatrali. Significa essere efficaci. Far arrivare il senso di quello che si vuole fare. Costruire fiducia attorno a un’idea. Coinvolgere. Chi studia regia spesso sottovaluta questo aspetto. Ma poi arriva il giorno in cui bisogna difendere un progetto davanti a un produttore, ad esempio, o dare indicazioni a un attore insicuro.
Public Speaking è uno degli strumenti meno visibili ma più potenti del cinema. È il ponte tra l’idea e la sua realizzazione. E come ogni strumento, si affina con l’allenamento. Per questo, a Focus Movie Academy, non è un optional. È parte del mestiere.
Vuoi diventare un regista capace di dirigere, ma anche di farti capire?
Inizia a lavorare anche sulla tua voce, sulle tue parole, sulla tua capacità di guidare.
Perché il cinema, oggi, non si fa solo con le immagini. Ma anche con la voce che sa raccontarle.






