Un personaggio entra in una stanza, appoggia le chiavi, si toglie la giacca e prende un bicchiere dal tavolo. Lo vediamo prima in campo largo, poi il film taglia sul suo volto. Quando torniamo sulle mani, il bicchiere è ancora nella stessa posizione, la giacca non è misteriosamente ricomparsa sulle spalle e l’azione continua esattamente dove sembrava essersi interrotta. Non ci facciamo caso. Ed è proprio questo il successo. Tra i mestieri cinematografici meno conosciuti dal pubblico ce n’è uno costruito in buona parte sull’idea che nessuno debba accorgersi del suo lavoro: la segretaria (o il segretario) di edizione. La segretaria di edizione, o script supervisor, segue ciò che accade durante le riprese e crea un collegamento fondamentale tra set, continuità narrativa e montaggio. In termini molto semplici, è una delle memorie più importanti del film.
Il motivo è abbastanza evidente appena ricordiamo una cosa che al cinema tende a sparire: quasi nulla viene girato nell’ordine in cui lo vedremo. Una conversazione di due minuti può richiedere un campo largo, due primi piani, diversi controcampi, dettagli delle mani e magari un’inquadratura aggiuntiva su un oggetto. Il primo piano dell’attore può essere girato ore dopo il totale, quando la luce è stata cambiata, il set è stato parzialmente modificato e la stessa azione è già stata ripetuta dieci volte. Per lo spettatore quei frammenti saranno consecutivi. Sul set potrebbero appartenere a momenti molto lontani della giornata. Qualcuno deve ricordare esattamente cosa è successo. Quale mano ha preso il bicchiere? In che momento il personaggio si è seduto? La battuta arrivava prima o dopo che aprisse la porta? Il telefono era sul tavolo con lo schermo rivolto verso l’alto? La sigaretta era già accesa? Quanto liquido c’era nel bicchiere? L’attore aveva tolto la giacca prima della frase oppure subito dopo? Dettagli piccoli, apparentemente. Finché non arrivano al montaggio.
Immaginiamo che nel campo largo un personaggio beva prima di pronunciare una battuta. Nel primo piano, girato due ore dopo, beve subito dopo. In un’inquadratura prende il bicchiere con la destra, nell’altra con la sinistra. Non significa necessariamente che la scena sia inutilizzabile, perché il montaggio può trovare moltissime soluzioni. Ma ogni incoerenza riduce le possibilità e, accumulandosi, può trasformare un dialogo semplice in un piccolo rompicapo. La continuità non esiste quindi per soddisfare una mania di perfezione. Serve anche a dare libertà al film successivo: quello che nascerà in montaggio.
Ed è questo a rendere particolarmente interessante il ruolo della segretaria di edizione. Mentre molti reparti sono concentrati sul presente del ciak, lei deve avere continuamente un occhio sul passato e uno sul futuro. Confronta quello che sta accadendo con ciò che è già stato girato e contemporaneamente pensa alla possibilità che quelle immagini vengano montate insieme. Sul set, inoltre, la sceneggiatura non rimane necessariamente identica a se stessa. Una battuta viene accorciata, il regista modifica una posizione, durante le prove nasce un gesto migliore… La scena che esiste sulla pagina comincia lentamente a trasformarsi nella scena del film. La segretaria di edizione segue anche questa trasformazione.
Se sulla sceneggiatura il personaggio dovrebbe entrare e sedersi, ma sul set il regista decide che prima attraverserà la stanza e guarderà fuori dalla finestra, quella scelta diventa parte del materiale reale. Se durante un ciak particolarmente riuscito l’attore modifica alcune parole, oppure una frase viene eliminata definitivamente, è importante che queste informazioni non restino soltanto nella memoria di chi era presente. Il cinema produce una quantità enorme di dati mentre gira. Ciak buoni, ciak interrotti, variazioni di dialogo, durate, azioni differenti, problemi tecnici, indicazioni utili al montaggio. La segretaria di edizione contribuisce a mettere ordine dentro questa quantità di materiale affinché, settimane o mesi dopo, qualcun altro possa capire cosa sia realmente successo sul set.
Ci sono naturalmente errori di continuità in moltissimi film. Alcuni sono diventati quasi celebri. Oggetti che cambiano posizione, quantità di cibo che aumentano e diminuiscono tra un’inquadratura e l’altra, vestiti che sembrano sistemarsi da soli. Il fatto interessante è che la maggior parte delle persone non li nota alla prima visione, soprattutto quando la scena funziona molto bene, ed è giusto così. La continuità serve la storia, non il contrario.
Questo non significa che ogni raccordo debba essere perfettamente identico. Registi e montatori possono rompere volontariamente la continuità, usare jump cut, ellissi, salti e raccordi impossibili. Ma una scelta è diversa da un errore involontario. Per decidere di rompere una regola bisogna prima sapere cosa stiamo rompendo e quale effetto vogliamo ottenere. Studiare il lavoro della segretaria di edizione è quindi anche un modo molto efficace per capire meglio la natura stessa del cinema. Nei percorsi di FMA – Focus Movie Academy dedicati al filmmaking e alla pratica sul set, conoscere ruoli di questo tipo permette di allontanarsi dall’immagine un po’ infantile secondo cui un film viene costruito semplicemente da un regista, alcuni attori e una macchina da presa. La troupe è un sistema. Ogni reparto crea condizioni necessarie al lavoro degli altri.
E basta immaginare per un momento un set senza questo tipo di controllo per capire quanto rapidamente le cose potrebbero complicarsi. Sei inquadrature della stessa scena, girate durante un’intera giornata. In una il bicchiere è pieno, nell’altra vuoto. In una l’attore ha già tolto la giacca, nell’altra la indossa ancora. Una battuta arriva prima del movimento, poi dopo. Una porta si apre da sola tra due stacchi. Il montatore riceve il materiale. E cerca di capire come salvarci.
Quando la segretaria di edizione funziona bene, invece, molto di questo lavoro rimane invisibile. Lo spettatore attraversa la scena senza inciampare negli elementi che la compongono. Forse è una delle caratteristiche più interessanti del cinema: alcuni mestieri hanno successo proprio quando nessuno pensa al fatto che siano esistiti. La segretaria di edizione è lì mentre la scena viene costruita pezzo dopo pezzo, tiene insieme ciò che è stato girato e protegge, per quanto possibile, ciò che potrà essere montato. Poi il film arriva sullo schermo. La mano prende il bicchiere. Taglio. Il movimento continua. E noi guardiamo il personaggio.






