CONSIGLI UTILI

L’equilibrio tra arte e mestiere

Nov 26, 2025

Fare cinema, recitare, dirigere, scrivere… sono tutte forme d’arte, ma anche mestieri. E spesso chi intraprende un percorso come quello di Focus Movie Academy si trova proprio al centro di questa tensione: da una parte la spinta creativa, il bisogno di esprimersi, la voglia di dire qualcosa al mondo; dall’altra la necessità di strutturarsi, di allenarsi, di acquisire strumenti tecnici solidi per lavorare davvero nel settore. La verità è che l’arte, da sola, non basta. E nemmeno il mestiere, se è solo mestiere. Ci vuole equilibrio. Un equilibrio che non si trova subito, ma che si costruisce con l’esperienza, con l’errore, con la pratica continua. Chi sceglie di fare cinema oggi deve saper abitare entrambi i territori: quello della libertà espressiva e quello della disciplina. E capire che non sono nemici, ma alleati.

L’arte è il motore iniziale. È quella scintilla che ti spinge a raccontare una storia, a immaginare un personaggio, a pensare a un’inquadratura come a un colpo di poesia. È la parte viscerale, istintiva, che spesso nasce da un’urgenza: “devo raccontare questa cosa, perché mi brucia dentro”. È da lì che inizia tutto. Ed è fondamentale proteggerla, coltivarla, tenerla viva anche quando si entra nella routine della formazione o del lavoro. Perché se si spegne quella spinta, rischi di fare le cose “per dovere”, non più per passione. Ma poi arriva il mestiere. E il mestiere ti dice: ok, hai un’idea forte, ma ora devi trasformarla in una scena, devi girarla, montarla, produrla. Devi sapere dove mettere la camera, come dirigere un attore, come reggere i tempi di un set. Devi essere puntuale, preparato, capace di risolvere problemi. Perché altrimenti l’arte resta nell’aria e non diventa film.

È qui che entra in gioco la formazione. E una realtà come Focus Movie Academy lavora proprio su questo doppio asse: allenare la creatività e affinare il mestiere. I laboratori sono luoghi dove si sperimenta, ma anche dove si imparano regole. Le regole del set, della narrazione, del lavoro in team. Si scrivono monologhi originali, ma si impara anche a leggerli con occhio critico. Si girano corti sperimentali, ma si lavora anche sulla grammatica visiva, sulla gestione delle riprese, sull’editing. Perché un autore che conosce il linguaggio tecnico ha più libertà, non meno. Molti giovani artisti temono che imparare il “mestiere” possa inquinare la propria visione creativa. Ma è un equivoco. La tecnica non toglie spontaneità: la potenzia.
Quando impari a usare davvero uno strumento, la macchina da presa, la tua voce, il tuo corpo, il montaggio, non sei più in balia dell’istinto. Sei libero di scegliere. Di decidere se seguire l’impulso o lavorare per contrasto. Un attore tecnicamente preparato può esprimere un dolore sincero anche dopo sei ciak. Uno che si affida solo all’emozione, spesso si esaurisce al primo tentativo.

Lo stesso vale per la regia. Un regista può avere una visione meravigliosa, ma se non sa comunicare al team, se non sa guidare un attore, se non sa strutturare un piano di lavorazione, quella visione rischia di perdersi. Il mestiere ti insegna a portare a termine un progetto. L’arte ti aiuta a non perderne l’anima. L’equilibrio, allora, si costruisce nel tempo. Scena dopo scena. Corto dopo corto. E si costruisce anche nel confronto. Per questo, nei percorsi FMA, il dialogo tra studenti di regia e di recitazione è continuo. Perché un regista che ha recitato almeno una volta, capisce meglio cosa serve a un attore. E un attore che ha partecipato a un montaggio, capisce meglio come funziona una scena. Si cresce insieme, contaminandosi.

Un altro elemento importante è il contatto con il mondo reale del lavoro. Festival, proiezioni, incontri con professionisti, laboratori con registi esterni: tutto questo serve a capire come funziona il mestiere, al di fuori dell’ambiente protetto dell’Accademia. Perché il rischio, a volte, è di restare troppo a lungo “nella teoria”. Ma quando incontri chi lavora davvero sul campo, tra produzioni, set, casting, deadline ti rendi conto che l’arte ha bisogno di struttura. Ha bisogno di solidità. E che il professionista non è quello che “fa arte per sé”, ma quello che riesce a comunicare la propria visione al pubblico, in un formato compiuto. Questo non significa sacrificare la propria autenticità. Al contrario: più sei autentico, più hai bisogno di strumenti forti per sostenere la tua voce. Non basta essere “sensibili” o “creativi”. Bisogna essere anche organizzati, lucidi, determinati. La verità è che chi lavora nel cinema, nel teatro, nella performance, si trova ogni giorno a camminare su questa linea sottile: tenere vivo il fuoco creativo, ma al tempo stesso rendere il proprio lavoro accessibile, chiaro, realizzabile.

Il cinema, come la recitazione e ogni linguaggio espressivo, è un mestiere che nasce da un’urgenza artistica. E si realizza attraverso un lavoro preciso, attento, instancabile. Ecco perché il cuore della formazione FMA sta proprio qui: tra intuizione e costruzione, tra libertà e metodo, tra il sogno e la sua realizzazione concreta. Perché i progetti che raccontano, emozionano, ispirano, nascono così.

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